Claudio Verna

Procedere per slogan e per dichiarazioni didascaliche, spesso tautologiche nel loro tentativo di essere “oggettive” era una pratica comune negli anni Settanta, tanto che gli scritti degli artisti di quel periodo sono di fatto delle descrizioni volutamente asettiche, fin quasi all’aridità emotiva, della loro azione fisica nei confronti della pittura, e certo “io non rappresento nulla io dipingo” è uno slogan, ma è anche altamente efficace perché consente quella delimitazione del proprio campo d’indagine, del proprio territorio, senza essere troppo didascalico, e per di più restituendo in quella “fretta” di dire, rappresentata dalla mancanza di spazi tra le parole, quell’urgenza espressiva che in fondo caratterizza anche sentimentalmente l’azione dell’artista. […] Che l’astrazione non rappresentasse nulla era un concetto appena digerito – e male –, ma è quell’ “io dipingo” che per paradosso inaugura una nuova stagione della pittura! L’atto del dipingere sembra

connaturato, infatti, alla pittura, anche se qualcuno si era messo a dimostrare come si potesse fare pittura senza dipingere – Piero Manzoni, per esempio, e poi proprio alcuni della Pittura analitica –, ma quell’ “io dipingo” pone l’accento sul processo pittorico, come antagonista della rappresentazione, ponendo persino l’astrazione in secondo piano rispetto alla coscienza del dipingere, all’atto volitivo dell’ “essere lì”, come persone prima che come artisti. In altre parole, la pittura è sì il risultato del dipingere, è l’opera, ma anche questa è subordinata a qualcosa di più importante, che è la consapevolezza di fare quel che si sta facendo, in un contesto psicologico, individuale, di ruolo e sociale, il cui risultato è la coscienza di “essere nel mondo” grazie alla pittura, pratiche che restituisce a chi la fa, con questa attitudine mentale, il ruolo della pienezza dell’essere umano. (Marco Menguzzo, iononrappresentonullaiodipingo 1973, 2015)
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  • Grande segnale, 1974

    acrilico su tela
    140 x 180 cm


  • Senza titolo, 1978

    olio su tela
    30 x 40 cm


  • Senza titolo, 1977

    matita grassa su carta
    70 x 100 cm

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