Giulio Paolini

Giulio Paolini

Una della caratteristiche principali del lavoro di Giulio Paolini è quella di costringere pensiero e visione dello spettatore in una sfera interiore, nell’hortus conclusus dove si trovano e nascono tutte le relazioni di pensiero che costituiscono la struttura con cui guardiamo al mondo. Ciò accade sia in presenza di grandi installazioni, dove lo spettatore entra nell’opera, sia nelle opere in cui la contemplazione a relativa distanza è la norma: nel primo caso l’aspetto spaziale del lavoro ha il sopravvento, e la nostra persona diventa uno dei vertici delle relazioni che instaurano tra gli elementi presenti nell’opera, nel secondo caso spesso è l’aspetto temporale quello che mette in moto il ragionamento.
Perché per Paolini si tratta sempre di ragionamento, di esercizio della ragione nello stabilire sostanzialmente “perché siamo lì”. Sulle due condizioni – spaziale e temporale – di cui abbiamo appena parlato non esiste, per quanto riguarda l’opera di Paolini, una piena parità, l’uguaglianza nell’importanza, perché la prima condizione citata – la condizione spaziale dell’osservatore all’interno dell’opera e del mondo – è subordinata alla seconda, vale a dire alla condizione temporale del pensiero dell’osservato di

fronte (o dentro) all’opera. E se anche non possiamo essere completamente d’accordo con la sentenza platonica per cui “conoscere è ricordare”, tuttavia ne subiamo la fascinazione, sin quasi a lasciarci andare a questo vagheggiamento di un mondo delle idee preesistente a quello delle cose, che le opere di Paolini suggerisce. In questo gioco cui ci abbandoniamo – è sempre un gioco razionale, si badi bene, dove abbiamo ben salde le redini e anche le regole del nostro abbandono… – è dunque fondamentale il ruolo della memoria, di quella memoria originaria che è una delle chiavi di lettura – probabilmente la prima – di ogni lavoro dell’artista torinese, anche dei primissimi, dove l’apparente semplicità dell’assunto, tanto simile a una tautologia, non era altro che la base logica e culturale su cui avrebbe costruito tutto il suo edificio successivo. Culturale, abbiamo detto, e vorremmo aggiungere “occidentale”, perché quella memoria funziona secondo schemi che la cultura occidentale ha fatto propri, e questo si vede soprattutto, per quanto riguarda Paolini, nelle opere ideate dalla metà degli anni settanta. E’ in questo momento, infatti, che l’elemento “logico” del suo lavoro si è ritratto sullo sfondo, ed è balzato in primo piano l’aspetto “culturale”.
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Opere disponibili

Installazioni

Opere disponibili


  • Grandezza naturale, 1986

    carta fotografica stampata, fotografia incorniciata
    82 x 50 x 40 cm


  • Eclipse, 1986

    installazione, stampa incorniciata, frammenti di calco in gesso
    60 x 60 x 80 cm


  • Comedie italienne, 1984

    collage su carta
    225 x 225 cm


  • Ni le Soleil, Ni la Mort, 1989

    collage e matita su carta
    65 x 49 cm


  • Quam raptim ad sublimia, 1969

    installazione
    420 x 65 cm

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