Il titolo “A bouquet of roses”, insolito per una mostra dell’artista tedesco Herbert Hamak, fa riferimento alla moltitudine di cubi in resina, diversi per colore e dimensione, che sono stati allestiti su una grande parete della galleria quasi a formare un ricco bouquet floreale. Il concetto che Hamak ha voluto proporre, potrebbe identificarsi come un omaggio all’arte in quanto elevazione spirituale in grado di dare speranza e determinazione nel clima di incertezza di questo periodo storico.
E’ proprio con questo intento che Hamak ha voluto proporre la fotografia di un tunnel, come immagine per l’invito di questa mostra. L’artista afferma infatti: “the tunnel symbolizes the road that leads from the underworld to the world through the light.My work should be interpreted as a guideline for a better future”.
Hamak affonda idealmente ed universalmente “le mani” nella pittura come assoluta essenza, quasi il senso stesso del dipingere più materiale avesse trovato serenamente un luogo tanto ideale quanto un corpo fisico perfetto e molteplice, in continuo movimento, mai statico (oltre l’apparenza).
Una delle prime cose che mi affascinarono dell’opera di questo autore fu la presenza, nelle opere a muro, della “tela”, la base, l’ancora con il mondo reale della pittura, lo scheletro del “corpo”.
L’artista dipingeva, il supporto era li, evidente, tradizionale, classico, pressato dal “coraggio” di reggere così tanta materia, peso di colore e felicemente al suo posto, il muro, il luogo che gli competeva: da sempre. In questo quasi mirabolante ma mai troppo rivelato supporto stava la sfida con la materia della pittura, il suo nascere aggettante, il suo ritenersi sempre e solo materia pittorica.
Ed è in questo spazio fisico ed ideale che si ritrovano gli elementi tutti del dipingere, del materializzarsi di un sogno che, come tale, muta, cambia, si trasforma. E se il sogno si trasforma grazie al ricordo, la sua forma del dipingere vive, e si trasforma grazie ai suoi due elementi principe, tanto noti quanto inarrestabilmente vivi: la luce ed il corpo del colore. E’ l’aver raggiunto la vitalità degli elementi all’interno della materia pittorica che affascina e conferma una certa meraviglia dei suoi lavori, non solo la presenza della luce in se (che sappiamo necessaria come l’ombra) ma la sua partecipazione/presenza che dall’esterno passa, transita e staziona all’interno, lo colma oltre la materia.”
Luca Massimo Barbero / catalogo alla mostra “Herbert Hamak”, Studio la Città, 2003